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giovedì 27 maggio 2010

giovedì 25 febbraio 2010

Anatomia di un linus van pelt


Eccomi qua.
Questo sono io. In un modo in cui mi si vede e non mi si vede.

A 16 anni sprecavo la quasi totalità del mio tempo ad immaginare di avere 30 anni e di quello che avrei potuto fare a quell'età, delle molteplici occasioni, delle possibilità che avrei avuto e dei sogni che avrei potuto realizzare.
Adesso che ho 30 anni, paradosso dei paradossi, ogni tanto mi metto a rimpiangere quando avevo 16 anni e di tutte il tempo che ho sprecato a fantasticare sul futuro perché non avevo nulla di meglio da fare.

Che poi, diciamocelo, non è necessario essere sbarbi per avere le migliori occasioni o le meglio carte da giocare.
Ma certe tecnologie e certi stimoli aiutano, servono per aprire un sacco di porte. Eccome.

Quando avevo 16 anni, proprio perché nn avevo un cazzo di meglio da fare nei pomeriggi assolati di completa solitudine, passavo il tempo a fare dei remix di brani registrati dalla radio con minuzioni lavori di copia-incolla analogici con cassette e doppie piastre e microfoni assolutamente scadenti, tasti play / rec, avanti, indietro e infiniti riversamenti tra cassette... non so neanche io quante ne ho bruciate, e quanto sudore per sovraincidere spot pubblicitari con le canzoni che ascoltavo / registravo dalla radio in quel periodo.
Certo, se avessi 16 anni adesso, con tutte le tipologie di applicazioni possibili ed immaginabili per montaggi audio / video e possibilità di avere dei feedback quasi in tempo reale grazie ad internet...
Magari i risultati sarebbero stati lo stesso scadenti, oppure sarebbero rimasti comunque sconosciuti ai più... ma vuoi mettere quanto sudore in meno?
E d'altro canto i miei tempi morti adesso sono minori o concentrati su altre cose.
La mia possibilità, forse, l'ho avuta. Forse l'ho sprecata. Forse mi ha portato a scrivere un post su un blog 5 minuti prima di andare in pausa pranzo. Forse ancora deve venire.

E' la vita, bellezza. E non puoi farci niente.

martedì 5 gennaio 2010

Addio sogni di gloria

Credo di essere l'unico (o uno tra i pochi) che in un meno di un'ora e mezza:
  • si è stancato della bella cella che aveva
  • ha preso la decisione di evadere
  • è evaso
  • una volta evaso non stava poi così bene fuori
  • ha chiesto di essere di nuovo ingabbiato
  • adora ogni singola particella della bella cella che ha riconquistato
iTunes Santo Subito!

domenica 6 settembre 2009

Favole post-moderne



C'era un tempo, in pre adolescenza, quando il dono della penna ballerina era fecondo e prolisso, in cui scrivevo delle favole con intento didattico e pedagogico. Non le solite banalità, ovviamente, ma quel tipo di banalità che poteva far colpo sulle amichette invitate a leggere sì tanta profondità di animo.
Ricordo sonetti, ballate, poesia in prosa. Il tutto coerentemente ispirato dalle letture dell'epoca: Hesse, Gibran e Calvino.

Effettivamente ogni tanto mi capita ancora di pensare, magari in quei momenti di prolungata attività cerebrale ridotta a delle nuove favole, ispirate nella forma sempre i tre di cui sopra, ma con il finale irruento, cinico e sarcastico tipico di Palahniuk, Bukowski e Coe.
Favole che fantastico sempre di leggere ai miei figli prima di andare a dormire, o raccontargliele passeggiando per strada nel parco sotto casa mentre uno tiene in mano il palloncino volante, e l'atra il gelato alla crema, entrambi rapiti dalla mia voce calda e rassicurante, e divertiti dagli sguardi attoniti della mamma.

Forse è questo il motivo principale per cui non trovo il coraggio di far uscire sta roba dalla testa e imprimerlo su fogli elettronici... tanto figli non ne ho.

martedì 18 agosto 2009

Il nuovo gioco


Diciamo che nonostante tutto, io e il mio amico immaginario e schizofrenico, non ci facciamo mai mancare nulla. Giusto così, per alimentare la tesi che in fondo, il vero pazzo è lui, e non io.

E così, come un bambino che non sa resistere a nulla, dopo aver visto la naturale evoluzione dell'ormai vecchio, ma pur sempre affascinante cubo di Rubik, denominato Rubik' 360 l'ho preso senza neanche consultarmi troppo e tornato a casa, sempre io e il mio amico immaginario e schizofrenico, ci abbiamo giocato.
All'inizio è stato un po' ostico comprendere il meccanismo, ma alla fine, in un'ora circa, ogni sfera gravitava nell'apposito e rispettivo buco.
In barba al mio amico immaginario e schizofrenico che non mi riteneva all'atezza della prima volta.

Stamattina, pensando comodamente sulla tazza in bagno, ci ho riprovato. E in pochi minuti (quelli sufficienti per fare quella cosa lì... quella grossa) ho messo a posto 2 sfere su 6, e stasera cercherò di migliorare il tempo.

Econ l'adeguata colonna sonora, farò un video e lo metterò su youtube, com'è giusto che sia.

lunedì 17 agosto 2009

Fine Ferie e Frivolezze



E per quest'anno è andata com'è andata.
Alla fine è stato un mese tanto movimentato che valeva la pena essere assenti, non solo dalla rete, ma anche in quella cosa priva di blog e twitter che è la vita vera (come se ad un tratto se ne potesse fare a meno).

Un po' più rosso del solito, e in contro tendenza alle mode generali, con un po' di pesi fisici in meno, torno in ufficio ufficilamente a riposarmi e a riprendere la vita da tecno nerd a cui sono totalmente fedele.

In quest'estate non ho letto un cazzo, non ho ascoltato musica, non ho gratificato il mio cervello con iniziative degne per i nuovi neuroni, non ho conosciuto gente nuova e non mi sono dedicato a curare il mio corpo come un tempio.

Ho altresì deciso che
  • comprerò Wired;
  • fare lo zio è bello, ma non tanto bello quanto potrebbe essere fare il papà;
  • appena vinco il super enalotto , dopo aver dispensato qualche centinaia e centinaia e centinaia di lire ai miei amici sparirò;
  • imparerò ad usare il trapano;
  • metterò a posto casa in attesa di ospiti erranti o meno;
  • c'è sempre chi sta peggio;
  • il mare a San Nicola non è assolutamente paragonabile a Punta Penna;
  • la mia tartaruga di sabbia gigante sarà un piacevole ricordo per diversi bagnanti;
  • Nicola, quello degli arrosticini, è un grande, anche se gli arrosticini alla fine non erano un granché;
  • partire alle 21 ed arrivare alle 2 è una gran figata, molto meglio che partire alle 16 ed arrivare alle 2 lo stesso.
  • con poche ore di sonno si può scrivere cazzate.

E per quest'anno siamo a posto (?!).

mercoledì 17 giugno 2009

Lo zen e l'arte di compiere 30 anni.


E' un po' che non mi faccio sentire su questo blog, visto che recentemente sono talmente oberato da cose da fare che non trovo il tempo (e la voglia) per scrivere.

Ebbene sì, ho fatto cifra tonda.
Tra i miei amici più grandi c'è chi ricorda tal personale giorno con un po' di angoscia, mentre chi ancora deve raggiungerlo lo aspetta come i Maya attendono il 21 dicembre 2012.

Infatti, la mattina è stata vissuta con molta angoscia, come prevedibile; mentre il pomeriggio e il resto della giornata è stato inaspettato, rilassante ed appagante come più o meno essere sotterrato sotto una tonnellata di marijuana.

giovedì 28 maggio 2009

Come il sole a mezzogiorno (babeeeeeeee)



Effettivamente devo rendere atto ai miei amici Marco e Manuel che sostengono che la canzone di Lorenzo Cherubini aka Jovanotti abbia un che di speciale da indurti al ballo sfrenato come solo noi orsi sappiam fare con movenze che non hanno nulla a che vedere con i più severi insegnamenti di maestri di ballo ma dettati dall'euforia e dallo stupore infantile del tipo ehy mamma guardami.

Però... è anche vero che tutto questo è un po' da paraculi. Fare breccia nel cuore dei semplici e dei modesti solo perché la canzone gira intorno a due note e ad un video poliedrico e improvvisato sin dall'inizio alla fine.

Però... anche io ho voglia di buttarmi a peso morto sui materassi in una sorta di autolesionismo isterico, e non nego che vedendo tutta quella massa di materassi buttati per terra ho provato il desiderio di fare un tappeto in casa tra cuscini, piumoni e materassi e tuffarmi a volo d'angelo da una scala per vedere l'effetto che fa.

Però... alla fine vince la consapevolezza che è il prodotto in questione è una truffa a danno dell'ascoltatore. Tu, ascoltatore, sai che Lorenzo è un pessimo cantante; sai che si appoggia a musicisti da paura che arrangiano nel migliore dei modi anche le scureggie; sai che la recente svolta pop cantautorale del ragazzo di è qui la festa è l'ennesima porcata ai danni della buona musica itagliana. Ben sapendo tutto questo... l'accetti.

Però... ammetti anche che anche se Jovanotti è un cazzone... è l'unico al momento che ti sembra avere delle buone idee e buoni mezzi per pubblicizzarle e farle arrivare a milioni di persone. E come al solito rosichi, perché, porca puttana, fare una serie di video coposti da un unico pianosequenza su una canzonetta da quattro soldi è un idea che sarebbe potuta venire benissimo pure a te, ma che non avrebbe avuto la stessa eco.

Effettivamente devo rendere atto ai miei amici Marco e Manuel che sostengono che la canzone di Lorenzo Cherubini aka Jovanotti abbia un che di speciale da indurti al ballo sfrenato come solo noi orsi sappiam fare con movenze che non hanno nulla a che vedere con i più severi insegnamenti di maestri di ballo ma dettati dall'euforia e dallo stupore infantile del tipo ehy mamma guardami.

domenica 10 maggio 2009

Stato di avanzamento


Proprio perché è un po' che non scrivo più niente, sia sul blog che altrove, ho interpellato la mia proverbiale Pigrizia la quale ha decretato, come giudice supremo che è il caso che riprenda in mano vecchi progetti abbandonati, un po' perché condannati ad uno stato di avanzamento già consolidati e poi abbandonati, un po' perché facendo questo lavoro a tempo perso, non è che si ha smepre la voglia la sera di far ruotare il criceto nella scatola cranica.
Se penso che in questo momento, potrei spendere il mio tempo libero abbozzando un paio di capitoli della storia... e invece sto a scrive sur blogg...

Uno di questi progetti è Rosa & Luca, un racconto a puntate nato per essere un blog che a questo punto può trasformarsi in qualcosa di diverso, un qualcosa di più lungo o articolato. Ho scelto per primo questo progetto tra quelli abbandonati, perché è quello che al momento mi da più libertà di movimento e di improvvisazione. I personaggi possono ancora essere sconvolti, e ricontestualizzati. Mi piacerebbe tenere l'ambientazione originale però: un paese del centro italia dei primi degli anni 90, o qls del genere, per meri espedienti letterari.

Ho preso quindi tutto quello che avevo scritto, l'ho messo in unico file odt ordinato direttamente su gugol documents così è accessibile ovunque io vada, e se qualche volta ho voglia di aggiungere pezzi, spostarli, condividerli con qualcuno per un anteprima, avrei solo bisogno di una connessione ad internet e non di fastidiose o ingrombranti chiavette usb che poi rischi di avere in giro milioni e milioni di versioni dello stesso documento e non ti ricordi più qual è quello che ha più materiale.
Purtroppo ho perso tutti gli appunti stesi per la storia di anni fa, ma bene o male, essendo state cose scritte, me le ricordo ancora, e pian piano che ci penso riaffiorano i ricordi di come avevo pensato di far procedere la storia e di come concluderla.
E siccome, come tutti gli scrittori in erba, anche io soffro del complesso di spiegare tutto e di più mi son ripromesso di procedere per strati e passate.
Prima passata, scrivere tutta la storia;
Seconda passata, aggiungere storie secondarie;
Terza passata, aggiungere dettagli;
Quarta passata, cancellazione della seconda e terza passata e ripetere i punti 2 e 3 fino a procedere al finalmente al punto successivo;
Quinta passata, mettere un punto soltanto quando mi sono veramente rotto il cazzo.

Mi sembra un ottimo metodo.

martedì 5 maggio 2009

E il suo grande amico SputaGiò...



Stasera va che c'è una botta di Amarcord.

Chi si ricorda Nonno Ugo e quell'orrenda canzone che ti si ficcava in testa appena facevi zapping sui canali regionali?
E quel clown orrendo che regalava i giocattoli ai bimbi?
E quella bimba che gridava EVVIVA NONNO UGOOOOO che fine ha fatto?

domenica 3 maggio 2009

giovedì 26 marzo 2009

Tutta questione di appartenenza.

Se in questo momento provassi a stilare un albero genealogico della mia famiglia, credo che con le poche foglie riempite ci sarebbe poco ossigeno da respirare.
Da questo momento posso considerarmi a tutti gli effetti il nuovo Cornelius Coot.

mercoledì 25 marzo 2009

Per fortuna che non mi sono ammalato.


I momenti che caratterizzavano il momento di scrivere sul libretto delle giustificazioni Indisposto durante la mia adolescenza, erano proprio rari e brevi.
Adesso, con la vecchiaia, quei momenti si fanno sempre più frequenti e più duraturi.
Adesso, con la vecchiaia, almeno un paio di volte l'anno mi tocca avere la febbre che mi trascina per almeno 2/3 giorni in uno stato che mia mamma amerebbe descrivere come leone in gabbia: Chiuso dentro casa, a girovagare in attesa di nulla da fare, e con poco giovamento di ciò.
  • Leggere non si può perché ho male al Gulliver;
  • Guardare la tele non si può perché durante il giorno son solo cazzate che altro;
  • Sentire la radio mi fa rimbombare il cervello;
  • Internet no perché dopo un po' mi scasso le balle.
Sono poche quindi le alternative. La più convincente è stare seduto immobile sul divano a pensare più o meno ricorsivamente a cosa cucinare maledicendo ogni colpo di tosse o ogni colata di naso o ogni brivido di freddo.

Un esperienza che non consiglio nemmeno a Candy Candy.
Meno male che stavolta è durato solo un giorno...

venerdì 6 febbraio 2009

Perché mi sono perso in un Italiamobile



C'è un gran bel disco, strano ma vero, degli anni '90 di un gruppo italiano (ancora più strano, ma sempre vero). Sono i Virginiana Miller, per chi non l'avesse capito.

Ricordo di aver letto da qualche parte, che in realtà Italiamobile non è un disco così tanto per fare qualcosa, ma un concept album: una specie di Divina Commedia contemporanea, o per meglio dire attualizzata ai giorni nostri.

Adesso, sinceramente, non è mia intenzione dire cosa dovrebbe o non dovrebbe essere il disco che sto ascoltando adesso, visto che non mi sembra il caso di fare una recensione di un disco di 10 anni... insomma: tristi sarete voi!

Però me lo sto ascoltando, e quando ascolto i VM vuol dire che gli equilibri sono interrotti e che ho bisogno di rilassarmi, magari con una bella tazza di tè o una birra gelata.
Oppure di una bella doccia, o di un bagno caldo.
Di stare al buio, o sdraiato su una spiaggia.
Di stare in compagnia, o di stare in silenzio.
Di pensare, riflettere, fare qualcosa di costruttivo tipo scrivere, oppure abbandonarmi al cazzeggio più totale.
Di dormire, o passeggiare.
Di essere felice, o triste.
Di essere un venerdì sera, o un sabato mattina.

Mi sono perso in una serie di contrasti di cui non sono più arbitro e giocatore.
Come un piccolo Dante Alighieri con tutto il disagio del suo tempo.
Come un timido Simone Lenzi con la sua voce profonda e nervosamente pacata.

...In questo grand tour...

(Attenzione: segue morale)
Ma gli equilibri sono fatti per essere ristabiliti, magari sulle macerie di quello precedente... un po' come quelle torri che anche se pendenti da secoli e secoli non hanno la benché minima intenzione di venire giù. Torri che han fatto della precarietà e l'instabilità la loro bandiera, il loro punto di forza più che di debolezza.

lunedì 19 gennaio 2009

Il sottile collegamento tra il diventare produttivo per il movimento e il vaffanculo


Quando ero giovane e bello (citazione necessaria) più o meno come internet, insieme ad una persona scoppiata (nel senso buono) ci venne naturalmente l'idea di creare una web radio da ascoltare in streaming accessibile anche alle care vecchie (ma quanto mai ancora attuali) linee analogiche.

Ebbene sì, sto parlando di Radio Dapatas che, tra alti e bassi, mi ha visto nel suo staff.
E il lunedì sera, più o meno regolarmente dalle 22:00 in poi, trasmettevo dal computer di casa di Mentana con un microfono scassato in bocca e la voce sussurrata per non svegliare i familiari che dormivano musica e voce nell'etere digitale della rete, verso orecchie dei manzoniani 25 lettori (in realtà erano di meno) affezionati alle nostre iniziative e ai nostri esperimenti.

Avevo questa trasmissione che si intitolava "Coriandoli di Patate" in cui la sigla di chiusura era il discorsetto che Pentothal (ma in realtà Santamaria) si sente fare in faccia con tutta la fiatella aggressiva del caso dal compagno rivoluzionario che trova un grosso insulto il commento uscito dalla sua bocca.

Di quel monologo mi ha sempre affascinato la frase: o diventi produttivo (per il movimento), oppure vaffanculo.
Ecco... diciamo che politicamente io adesso mi ritrovo esattamente in quel mezzo. Tra l'essere produttivo e il vaffanculo.
Vorrei tanto essere comunista, ma come esserlo se Ferrero (anche se a volte dice cose sensate) non mi piace?
Come posso sentirmi rappresentato da una persona (tipo Luxuria) di cui al di là della sensibilità per i diritti umani non condivido il lavoro (e mi riferisco ai vari rialiti sciò) che fa?
Come posso appoggiare Sansonetti se non ho mai letto Liberazione?
Come posso credere in Vendola se non approvo il fatto che sia molto vicino alla chiesa?
Come posso stimare Bertinotti se a conti fatti è stato il personaggio più presente nel salotto di Vespa?
Come posso aderire ad un movimento politico quando di fatto (non solo a livello nazionale, ma anche locale) non esiste?
(...and so on...)

Mi sento molto emarginato, molto lasciato a me stesso, come se porre innanzitutto la coerenza e la dignità in tutte le scelte fosse un aggravante e non un premio (ovviamente qui non si parla di renumerazione economica, quanto morale).
Ed ovviamente non posso neanche celarmi dietro la frase tana-libera-tutti sono un artista perché io e l'arte siamo associabili come un pesce ed una bicicletta.
Dalla mia parte ho una persona che mi ama per come sono e che quando mi sente fare questi discorsi mi accarezza, mi da un bacio, una coccolina... e poi basta, tanto non è una questione che si risolve semplicemente facendo autocritica, perché in questi casi l'autocritica non è mai costruttiva, ma tende ad essere pleonastica... e quindi non porta ad un cazzo.

Per la cronaca... dopo due anni di staff nella radio ho preso la decisione di tirarmi fuori e da allora, tranne rari episodi sporadici non mi sono mai più interessato a quella che era già nata e che è poi diventata, sia con me che senza di me, una delle migliori radio in streaming che la storia di internet targata italia, abbia mai avuto la fortuna di vedere.

venerdì 28 novembre 2008

Canoni di valutazione in Si bemolle

Alla domanda come stai? fatta ad una persona possono seguire due tipi di discussioni. O l'aggiornamento della cartella clinica come in un ipotetico rapporto dottore/paziente, oppure il fantomatico quanto più o meno discreto tutto bene.
Punti di vista che sottintendono un rapporto, la confidenza, la stima e il carattere.

Guardi una foto (sbirciata di nascosto su Feisbuk) dove è stato taggato un tuo amico, e poi quando lo senti gli fai un commento da pinocchio, ovviamente ed esageratamente fuori luogo.
Da lì nasce una discussione, un confronto lungo due ore... lunghissimo.
Tutto nasce dal fatto, che la persona nella foto era proprio lui, ma il posto stonava un po' rispetto agli ambienti soliti che abitualmente frequentavamo quando stavamo insieme. E oggettivamente, la prima cosa che mi salta agli occhi, è quella... non il resto.

E poi capisci di essere stato stupido, perché sta cosa gliel'avresti potuta dire quando passavate insieme pomeriggi pieni di nulla in attesa di momenti migliori, di svolte.
Anche adesso hai la sensazione di avere pomeriggi di nulla in attesa di svolte, ma vuoi mettere passali in un ufficio, dove bene o male c'è l'aria condizionata, piuttosto che su una panchina davanti ad una scuola?

E quindi alla fine capisci che il limite che spesso si tracciava tra quello che è giusto fare e quello che è non giusto fare semplicemente perché io faccio così (quindi è giusto) e io non faccio così (perché sbagliato) adesso è un limite effimero, evanescente e talmente labile... da non avere più quel peso che prima invece aveva.
Peso forse dettato più dalle possibilità. E' pur vero che certi ambienti non li frequentavi più per possibilità piuttosto che per scelta.
Ed è pure vero che i luoghi che hai frequentato per anni sono quelli in cui ti senti più a tuo agio perché ti rispecchiano maggiormente.

E infatti adesso qualsiasi posto ti capita di avere in uno sfondo di una foto, hai sempre la stessa faccia, per quanto cambino le espressioni. hai la faccia di chi si sente a suo agio, sempre e comunque. E anche questo è un piccolo moto di orgoglio egotista.

Ma non potevo chiedergli Come stai? anche se alla fine lui mi avrebbe detto: io sto via?

domenica 23 novembre 2008

Ogni tanto qualcosa è per sempre.


Quando ero ggiovane, avevo una felpa con sopra un disegno di Linus che si ciucciava il dito con la famosa copertina di lato ed una scritta che recitava Niente nella vita è per sempre. Il perché di quella frase, sinceramente nn l'ho mai capito. Per quel poco che ne so io, Linus Van Pelt non è un personaggio privo di certezze, nonostante i suoi pochi anni: lo si vede sin dalla sua nascita con la coperta, ha le fisse per le citazioni bibliche, il desiderio di essere un leader buono, un amico leale etc etc.
Strano quindi, che un personaggio che io ormai abbia imparato ad idolatrare nella maniera più feticcia per le sue manie smodate, sia impresso sui miei abiti con uno slogan a me inidoneo. Avrei potuto forse personalizzarlo con frasi più mie. Con frasi tipo Io non sono d'accordo; Alla fine lui muore; Master di Merda... giusto così, per dare un significato più reale e concreto alla situazione adattandolo.
E il segreto forse è proprio quello... l'adattamento: I tempi cambiano, e ci vediamo costretti a cambiare, a prendere delle decisioni. Ma perché non posso rimanere anche io impresso per sempre su una serie numerate di strisce?
La risposta è molto semplice: perché altrimenti sarebbe una rottura di palle non indifferente.
E alla fine ritorna la logica del Niente nella vita è per sempre, assume una sfumatura nuova, positiva, eclettica e in continuo mutamento.

Ovvio che non sono queste le motivazioni per cui impresso sulla mia pelle c'è un Linus sorridente mentre si ciuccia il pollice e accarezza una coperta. Sono altre, forse più stupide. Ma ogni giorno mi guardo il mio Linus consapevole che sarà sempre lì, qualsiasi cosa sarò costretto ad affrontare.

Per la cronaca. quella felpa ce l'ho ancora. :)

martedì 4 novembre 2008

De fatalismo.

Ultimamente, ne avrei di cose da dire, su di me.
Per esempio, forse non tutti sanno, o hanno interesse a sapere, che io sono una persona molto fatalista.
Tutto quanto rientra nella logica perversa del Master di Merda.
Il concetto del Master di Merda è in continua evoluzione da circa 10 anni, e se proprio dovessi provare a sintetizzarlo in poche righe (impresa piuttosto ardua) dovrebbe venir fuori qualcosa del genere: ognuno di noi deve rendere conto ad un entità (guai a definirlo Dio, quanto piuttosto Caso) che gestisce uno dei piatti di una Bilancia dove l'ago deve mantenere l'equilibrio sempre verso il nord assoluto. L'altro piatto, ovviamente è cosa tua, ma tu non sai cosa mettere/togliere sopra per generare Equilibrio. Un concetto, ho imparato poi, essere molto simile al karma.
Qualsiasi cosa fai, prima o poi ti torna indietro moltiplicato.
Le cose succedono per un motivo ben preciso, o per lo meno sono guidate dal Master di Merda di cui ovviamente si ignora completamente il Disegno Casuale.
Ma ne parlerò in altri momenti sicuramente, approfondendo, sviscerando la questione.

Se mi dovesse chiedere se sono una persona felice, vi risponderei che sono la persona più felice del mondo. Nonostante abbia le mie sfighe, conduca una vita modesta e completamente tagliato fuori da certi sostegni sociali e affettivi come la famiglia, Ho un sacco di cose, guadagnate col sudore della fronte, di cui non posso assolutamente lamentarmi, anzi, ne vado molto fiero.
Ho l'affetto e la stima (che contraccambio) della donna più bella del mondo, e per tante cose sono autosufficiente.
Ma anche questo è un altro discorso.

Dicevo, nell'ultimo anno mi sono successe un po' di cose di seguito una appresso all'altra che mi hanno portato a credere che il Master di Merda mi stesse strizzando l'occhio approvando tutte le mie scelte in tutto e per tutto. Ogni cosa che facevo portava delle conseguenze perfette per la situazione. Dietro ogni scelta fatta, c'era sempre una riflessione ponderata, segnata molto dai messaggi raccolti (o che io intepreto come messaggi) intorno a me. Segni, segnali, che solo io sono in grado di interpretare come tali (del resto, ognuno ha il suo MdM).

Ultimamente però non me la sto passando tanto bene.
Ho un serio problema di salute, niente di irrecuperabile, sia chiaro, ma molto molto molto MOOOOOOLTO doloroso. Una cisti pilonidale. Che fa male, cazzo se fa male.
E un po' mi sono chiesto il perché il mio Master di Merda abbia voluto farmi questo. Che cosa ho fatto per essere punito così?
Ho pensato che il MdM ce l'avesse con me, che fosse arrabbiato per qualcosa che non ho fatto, o che ho fatto non proprio come avrei dovuto:
Ultimamente ho provato invidia, ma mi è passata.
Ho smesso di avere ambizioni di ricchezza, e conduco una vita molto più serena e meno stressante.
Tutte scelte che, io lo so, sono state premiate dal MdM.
E adesso mi ha mandato questa cisti... per punirmi di cosa?
Sti giorni cercavo un segno tangibile del fatto che comunque il Master di Merda c'entrasse poco con questo mio dolore, che in qualche modo fosse un segno per dirmi qualcos'altro.

E stamattina il segno è arrivato.
Stamattina sono riuscito a fotografare lo scoiattolo che da 2 anni inseguo nel giardino condominiale dove vivo, che i più conoscono come Herbert.



Ecco a voi Herbert, nel suo massimo splendore.
E questa cosa ha portato tanta serenità dentro di me, sono sereno come non mai. Il Master di Merda mi ha fatto questo regalo, compensando il dolore della cisti. E dentro di me ho avuto la sensazione che le cose andranno per il meglio. E sicuramente lo faranno.

Ve l'ho detto, sono fatalista.

venerdì 31 ottobre 2008

4, 15 e 72

(ovvero l'effimera interpretazione dei sogni)

Ogni tanto in sogno, ho delle indicazioni precise, che si trasformano spesso in sensazioni. Queste sensazioni poi diventano numeri.
Esempio banale: prendiamo una persona che conosci relativamente, mettiamo il collega che ti siede di fronte e di cui conosci un sacco di tic e manie derivate dalla compagnia forzata per almeno 8 ore al giorno. Metti che di questa persona non conosci nulla, della vita privata, della mondo che lo circonda quando non è in ufficio con le cuffie e la scrivania disordinata. Metti che poi, in sogno, questo collega ti parli e ti indichi come numero da giocare la sua età, ti dice proprio: Quanti anni ho? Quanti anni ho? Cazzo ne so io quanti anni ha!, butto lì la prima sensazione che mi viene in mente, che poi diventa un numero, che poi è 42.
A parte il valore estremamente simbolico di tal numero, quanto può essere affidabile come indicazione? Ha davvero 42 anni il mio collega? Che relazione c'è tra la Vita, l'Universo e tutto quanto con l'età del mio collega? la risposta potrebbe/dovrebbe essere quarantadue.
Ma non mi convince. Quindi scarto tal numero nella rosa dei probabili numeri fortunati da giocare.

Però... mica mi indica solo l'età. Sempre nel sogno mi fa capire che sono le 3 del pomeriggio (che per convenzione diremo Quindici): 15. Questo è un buon numero. E lo metto lì, perfetto. Mancano altri due numeri.
E segue un'altra indicazione: Mi indica, di controllare il credito residuo del mio cellulare. Uhm... di nuovo la sensazione...
Stamattina controllo, e sul display appare il messaggio che ho 4,72 € residuo...
Scomponendo il residuo si ottiene facilmente 4 e 72, che accostato al 15 precedente... direi che la terna si completa praticamente da sola.

E sempre per continuare il discorso sfigato della sensazione, noto che, ma la cosa è completamente irrilevante, che le cifre di 42 sono in 4,72 come estremi... l'intuzione quindi deve essere giusta.

Il famoso terno è composto.

martedì 14 ottobre 2008

sulla ruota di Palermo


Questa è bella, andando a giocare i numeri che mi sono sognato, mi sono sbagliato, e ho giocato 89 al posto di 86, e 56 al posto di 59.

E l'89 e il 35, sulla ruota di Palermo sono usciti.

Bella lì, grazie master di merda.